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GLI ARTICOLI DI MEETRAVEL

5 Siti patrimonio Unesco in Italia

Avete presente i siti definiti patrimonio mondiale dell’UNESCO?

Sono quei luoghi che rappresentano delle particolarità di eccezionale importanza da un punto di vista culturale o naturale, chiaramente secondo precisi criteri che ne determinano l’inserimento all’interno di una lista mondiale che conta oggi oltre 1100 siti.

Indovinate qual è lo Stato al Mondo con più siti nella lista? L’Italia! L’Italia detiene infatti più siti UNESCO al mondo ed è seguita dalla Cina e dalla Germania.

Ecco 5 siti UNESCO in Italia che non possono mancare nella propria wish list.

CENTRO STORICO DI NAPOLI

green trees near body of water during daytime

 

Il detto “VIR’ NAPUL E PO MUOR!“, sicuramente esagerato come spesso sanno essere i partenopei, rende l’idea di quanta bellezza sia racchiusa nella città di Napoli. Con il suo centro storico Napoli è stata inserita meritatamente nella lista del patrimonio umano UNESCO nel 1995 e ancora oggi è un libro aperto sugli eventi che nei secoli si sono susseguiti in questa città, dalla sua creazione greco-romana ad oggi.

COSTIERA AMALFITANA

 

white boat on body of water near green and brown mountain during daytime

La costiera che da Sorrento (che in realtà è ancora Penisola Sorrentina e non già Costiera Amalfitana, come molti pensano) a Positano, a Praiano, Amalfi, fin sopra Ravello è  considerata un “paesaggio culturale”, ricco di bellezze architettoniche, elementi naturali, enogastronomici e artigianali.

La costiera si estende in promontori rocciosi mozzafiato e spiagge da favola, limoni e ulivi. Un paesaggio che può fare da sfondo a una vacanza di puro relax ma anche a ottime escursioni naturalistiche, come il famosissimo sentiero degli Dei.

DOLOMITI

gray rocky mountain near green grass field during daytime

Le Dolomiti fanno parte del Patrimonio dal 2009. Comprendono 142.000 ettari disclocati in 5 diverse province e 3 diverse regioni. Perchè sono state riconsociute? Le Dolomiti sono state inserite nell’onorevole lista per l’unicità e bellezza del paesaggio e per la loro importanza geologica e geomorfologica. Al di là delle ragioni formali, basta trascorrere qualche giorno tra queste montagne, sia d’estate sia d’inverno, per rimanere completamente stregati da un panorama maestoso e mozzafiato

ISOLE EOLIE

Regina incontrastata delle vacanze italiane è stata anche nel 2021 la Sicilia, sede di molti siti di valore universale. Uno di questi è rappresentato dalle isole Eolie: Lipari, Salina, Vulcano, Stromboli, Filicudi, Alicudi e Panarea. L’arcipelago è entrato nella lista dei patrimoni Unesco nel 2000, merito non solo della sua morfologia vulcanica ma anche per la vegetazione, la fauna e l’archeologia di età neolitica. A mio avviso il modo migliore di visitare l’arcipelogo è in barca a vela, ma qualsiasi vacanza in questo paradiso sarà comunque indimenticabile

VAL D’ORCIA

green grass field near mountain during daytime

La Val d’Orcia è sito Unesco dal 2004. Si estende tra la provincia di Grosseto e quella di Siena ed è attraversata dal fiume Orcia e caratterizzata da tipici borghi medievali (tra i più famosi Pienza e Montalcino…patrie rispettivamente del Pecorino e del Brunello, nota enogastronomica non irrilevante). La campagna toscana sembra dipinta su tela con colori ad olio ed è una meta sempre più nota anche ai turisti stranieri che ne apprezzano il paesaggio e ovviamente l’ottimo vino.

 

Vi ho raccontato 5 siti Patrimonio dell’UNESCO in Italia. Li avete già visitati o li avete inseriti nella vostra wish list?

 

Anche nell’App MeeTravel troverete moltissimi amici con cui visitare i siti UNESCO in Italia!

Ti è piaciuta questa idea di gita fuori porta? Guarda in app se è stata già proposta o proponi tu!

 

Sara De Vincenzo

Il viaggio come cura della mente

Un mattino partiamo, il cervello in fiamme, il cuore gonfio di rancori e desideri amari, e andiamo, al ritmo delle onde, cullando il nostro infinito sull’ infinito dei mari”. Cosi Baudelaire definiva il costante vagare e ciò che lo muove. Oggi in un mondo frenetico, costantemente in moto, in cui a volte sembra di entrare in un vortice senza uscita, si avverte all’improvviso un bisogno incontrollato di chiudere tutto e andare, così come si fa con un libro dopo ore di studio, pensando che con quel gesto si sia messa la parola fine a quel panorama in bianco e nero.

Ora, immaginate di stare per partire per una gita fuori porta, un weekend all’estero o un’ avventura intercontinentale. Sentite quel formicolio misto ad aspettative che si insinua nella mente e nello stomaco? Dentro di voi c’è la consapevolezza che per qualche giorno staccherete completamente, si spera, la spina dalla vostra routine e dai vostri problemi quotidiani. Bene. Assaporatela!

Pensate al viaggio come un periodo in cui potete tirare il respiroprendere aria da quella quotidianità che talvolta ci sembra soffocare. Il viaggio come cura della mente.

woman on body of water

In viaggio ci allontaniamo, sia fisicamente che psicologicamente, da ciò che ci angustia e, una volta partiti, alle volte riusciamo a guardare la nostra vita con un certo rinnovato distacco distacco. I problemi, ma anche la semplice routine, si fanno un po’ più piccoli, perché ne siamo più lontani, perché stiamo cambiando la nostra prospettiva.

Come il buon Protagora ci insegna da oltre duemila anni, se guardo in modo diverso il mio mondo, relativizzo i miei problemi, capisco ciò che mi fa star bene e ciò che mi fa star male e una volta a casa, vivo meglio.

A tal proposito, mi ritorna in mente una frase di un mio professore che qui sembrerebbe calzare a pennello: “Quando si sta male si tende a fissare un punto nella parete e pensare che il mondo sia tutto lì. E invece c’è tutta la casa ”.

C’è tutto un mondo. Non solo fuori, ma anche dentro di noi. Per trarre il massimo profitto dall’esperienza del viaggio dobbiamo costantemente sforzarci di aprirci al cambiamento, uscire dalla nostra comfort zone e pian piano rimodellare i nostri schemi logico-socio-culturali per adeguarli agli stimoli e alle diversità con cui ci approcciamo.

Non giudichiamo tutto e tutti, non classifichiamo immediatamente, non partiamo prevenuti.

Cerchiamo di comprendere, proviamo ciò che solitamente non proveremo.

Cambiamo strada ogni tanto.

Stupiamo noi stessi. Altrimenti si torna a casa uguali e sempre insoddisfatti.

Talvolta non ci pensiamo, ma anche il classico rituale di preparazione della valigia ci fa capire tanto di come siamo fatti. Ci mette di fronte a delle scelte che sembrano banali ma che ci comunicano qualcosa, magari dando priorità ad un oggetto piuttosto che a un altro.

Chiedersi costantemente: posso fare a meno di qualcosa che mi sembra essenziale nella vita di tutti i giorni? Si, posso.

Capire che se si dimentica qualcosa a casa non succede niente e, anziché disperarci, adattarci e sorprenderci.

Allora forse non è una cura, nel senso stretto del termine, viaggiare. Ma la ricerca di sé nel mondo è questione che andrebbe tenuta in considerazione. A cosa siamo disposti, pur di vivere? Quanto spazio abbiamo regalato al farci vivere? A cosa siamo  disposti a rinunciare e a guadagnare, per quel percorso a termine che è la nostra vita?

Sembra paradossale, ma il più delle volte in nome della nostra vita non siamo disposti a nulla. Trasmettiamo a noi stessi e agli altri il messaggio che stiamo lavorando per noi, per la nostra serenità, per una tranquillità economica e materiale, certo, ma non è la stessa cosa. Vivere, come amare, essere amati, essere felici, necessitano di un salto più in alto, di un rischio più forte. Non si tratta di metterci in balìa di pericoli estremi o di morte, per carità. Ma si tratta di capire come si chiama la nostra vita, e quale ne è la struttura portante. Detto altrimenti, quali sono i nostri desideri più profondi. Perché non è vivere quello che spesso facciamo, è l’essere in regola con una modalità sociale, canonica e accettata.

Poi si fugge a Zanzibar per agguantare un pezzo di felicità. Si cerca l’amante per agguantare un altro pezzo di felicità. Si beve o si fuma fino ad annullarsi.

Perché in effetti, bisogna ammetterlo, è ardua la felicità, avendo lavorato per un noi che non siamo, a discapito di quello che vorremmo davvero essere. 

 

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Post di Ilaria Cazzol