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Non sono Mai stata da Sola che Viaggiando da Sola

Viaggiare da soli può essere terrificante, inutile negarlo dai. Da una parte c’è quel brivido dell’ignoto, la sensazione di potenza all’idea di contare solo su se stessi, il senso di liberazione dato dal non dover mai scendere a compromessi con qualcun altro.

Ma dall’altra, alcuni scogli sembrano insormontabili. Il primo tra tutti: a chi lascio il mio zaino quando devo andare al bagno?

Scherzi a parte (anche se non si scherza affatto, è uno dei problemi su cui mi sono arrovellata di più senza mai trovare una risposta univoca), tante cose diventano difficili o spaventose, quando si viaggia da soli. Uscire la sera, mangiare al ristorante, condividere una risata o una bella scoperta. Si dice che la felicità è vera solo se condivisa, e un po’ è vero: ci sono momenti, quando si viaggia da soli, in cui ci si sente…”solitari“. Ecco, sì, come se si fosse separati dagli altri, diversi. Si vedono gruppi di amici, coppie, famiglie, tutti con i loro zaini, tutti che si sono portati un pezzo della propria comfort zone anche in viaggio. E tu, lì, solo, magari seduto al ristorante ad origliare divertito le loro conversazioni, ti senti…diverso.

Questo sì. Ma mai, mai e poi mai, solo.

Ci sono alcuni viaggiatori particolarmente estroversi che effettivamente soli non lo sono mai. Sembra che portino con sé un aura di socialità, non appena mettono piede nell’ostello li vedi subito circondati di gente, a raccontare delle proprie avventure in giro per il mondo come un romanzo di Wilbur Smith. Sono quei “solo-travelers” che in realtà di solo hanno ben poco, se non la capacità di passare da un gruppo all’altro senza ordine di continuità.

Mi hanno sempre fatto tanta invidia, mi piacerebbe essere così spigliata, ma anche un po’ di tristezza. Dev’essere frustrante cambiare continuamente amicizie, stringere legami forti e poi vederli continuamente dissolvere. Io sono più selettiva, o forse sono solo strana. Adoro chiacchierare con qualcuno che non conosco in ostello, ma se lo faccio è perché ho qualcosa da dire, o perché ho capito che lui ha qualcosa che io voglio sentire. Per il resto del tempo, preferisco essere solitaria per davvero.

Il mio primo viaggio da sola l’ho fatto in Portogallo. Non era programmato, in realtà: il periodo di volontariato che dovevo fare è stato più corto del previsto, e mi sono trovata ad avere svariati giorni liberi prima del mio volo. Ho preso la palla al balzo!

Mi sono ritrovata ad esplorare Lagos, Sagres e Lisbona da sola, e ho scoperto la gioia di poter fotografare per mezz’ora lo stesso fiore a picco sulla scogliera senza che nessuno avesse da dire una parola a riguardo. Mi sentivo libera e potente. Sicuramente solitaria, ma non sola.

Poi ho avuto la mia prima esperienza al ristorante da sola. Sembra una cosa stupida, ma non lo è: siamo abituati a considerare il ristorante come un’attività sociale, c’è una sorta di tabù intorno al cenare da soli. Ti senti osservato, come se tutti i turisti intorno non avessero di meglio da fare che commentare quanto sei sfigato. Passai la prima esperienza al cellulare, praticamente fingendo che non stesse succedendo. Poi ci presi gusto: il giorno dopo mi sono trovata per caso a scegliere un ristorante bellissimo ma in cui non c’era né campo né wifi! Ho dovuto imparare ad arrangiarmi.

Arrivata all’ultimo giorno di viaggio da sola, mi sono tolta una delle più grandi soddisfazioni della mia vita: sono andata a mangiarmi un granchio gigante in un ristorantino davanti al porto. Ho demolito quella povera bestia come non avrei mai fatto, per decenza, di fronte a qualcuno: alla fine del pranzo, avevo pezzi di granchio anche nei capelli. E ridevo da sola!

Quindi, cosa penso del viaggiare da soli? Penso che è un’esperienza che tutti dovrebbero fare prima o poi, per entrare in contatto con le proprie ansie sociali e affrontare le proprie paure, questo sì. Penso che tutti dovremmo sapere che possiamo viaggiare da soli, che ne siamo in grado, che non ne abbiamo paura. Perché è una consapevolezza che ti libera da un sacco di pesi! Ma penso anche che non sia la modalità di viaggio con cui noi, come esseri umani, siamo più congeniali.

Penso che la cosa più bella sia viaggiare da soli, ma in compagnia. Trovare qualcuno che condivida il percorso, non necessariamente tutto il viaggio. Qualcuno che sia lì per un pezzo di strada, ma da cui ci si senta liberi di separarsi ogni tanto. Per ricordarsi, quando si è soli, che la felicità è più bella quando condivisa, in effetti. Un amico o un fidanzato con ampie vedute, o uno sconosciuto con la stessa passione per i viaggi, conosciuto lungo la strada o prima di partire. Per avere tutto il bello dell’essere in compagnia, e tutta la straordinaria potenza del viaggiare da soli.

 

 

Post di Ilaria Cazziol

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