fbpx

GLI ARTICOLI DI MEETRAVEL

Alla scoperta dei 5 relitti più belli al mondo

Se siete appassionati di relitti sottomarini non potete perdervi i più belli al mondo. I relitti sono importati per la biodiversità marina perché offrono spazi e anfratti per pesci, murene o spugne. Qui possono ripararsi dai predatori, oppure effettuare una piccola sosta prima di dirigersi in mare aperto.

Una piccola premessa: quando ci si immerge in queste zone, rispettate sempre il luogo. Sott’acqua non è facile muoversi tra le correnti, bisogna fare attenzione a non toccare troppo i relitti. In profondità questi reperti storici subiscono una forte pressione e potremmo vederli letteralmente sgretolarsi se facciamo qualche brusca manovra mentre li visitiamo. Inoltre, nulla è lasciato al caso. Per poter entrare nei relitti è necessario essere in possesso di un brevetto particolare che permette di approfondire i relitti e conoscerli più a fondo. E ora godiamoci i 5 relitti più belli al mondo, uno è anche italiano!

relitti immersione meetravel

Il Relitto Kittiwake, isole Cayman

Alle isole Cayman si trova il relitto U.S.S. Kittiwake, uno dei relitti da vedere almeno una volta nella vita. Si tratta di una nave affondata al largo di Seven Mile Beach nel 2011 ed è lunga 76,5. Questa volta non si tratta di nessuna storia avvincente in quanto il relitto è stato fatto affondare volontariamente. Il motivo? Creare una scogliera artificiale e un punto nuovo per le immersioni nella spiaggia e proteggere la biodiversità marina creando nuovi spazi. Precedentemente, il relitto faceva parte dell’Amministrazione della Marina USA, e fu utilizzato per quasi mezzo secolo.

È un relitto facile da raggiungere in quanto si trova a basse profondità. Le acque limpide e calme delle Cayman vi permetteranno di avere totale visibilità del relitto sottomarino. La nave mostra ben cinque livelli e tantissime stanze da visitare e per gli appassionati subacquei ma anche apneisti. La particolarità del relitto, infatti, è che proprio qui vengono svolti dei veri e propri campionati di freediving (apnea).

Kittiwake relitti sottomarini meetravel
Il relitto Kittiwake. | @KittiwakeCayman Facebook

Il relitto più grande al mondo: S.S. President Coolidge

Tra i relitti più grandi al mondo c’è il S.S. President Coolidge. Una nave militare costruita il 26 ottobre del 1929 e ora accessibile dalla spiaggia di Esperitu Santo, nella repubblica di Venuatu, nell’Oceano Pacifico. La grande nave è affondata il 26 ottobre del 1942 a causa della guerra: una mina colpì la sala macchina e, qualche minuto dopo, un’altra mina colpì a poppa. La nave venne subito abbandonata. Furono sbarcati 5340 uomini tutti sani e salvi.

La nave si arenò poiché vicina alla barriera corallina. Ben 200 metri di nave praticabile dal subacqueo principiante al più esperto. Una vera e propria palestra per chi vuole approcciarsi a questo sport! A 33 metri di profondità si possono trovare armi, fucili, maschere antigas e caschi. Grazie alle guide subacquee della zona vi sarà possibile anche accedere alle due stive e alla stanza delle forniture mediche.

La nave President Coolidge

Nuotare tra le parabole satellitari: la nave Vanderberg

Proprio così: se vi chiedevate fosse possibile nuotare tra le parabole satellitari, sappiate che potete assolutamente farlo. Basta andare nel Key West, in Florida. Si tratta della nave da guerra U.S.N.S. General Hoyt S. Vanderberg e nel 2009 è stato messo in sicurezza per renderlo accessibile a tutti i subacquei. Anche in questo caso la nave è stata fatta affondare per avvicinare quella fetta di turismo subacqueo alla zona. La nave Vandenberg è la seconda imbarcazione per stazza al mondo (156 metri di lunghezza) per essere affondata di proposito. Nei tempi in cui veniva utilizzata serviva da nave di trasporto per le truppe militari, e fu impegnata anche durante la guerra fredda. Ora è una barriera artificiale, meta del turismo floridiano, popolato da coralli, spugne e tantissime altre specie ittiche.

Una curiosità della nave è i mystery tour, organizzato dai sommozzatori della zona. Nel tour ci sono sparsi alcuni inizi che portano alle risposte in varie zone della nave. Un modo davvero particolare per vivere questa immersione! Il relitto è così particolare da diventare set per alcune riprese del film fantascientifico “Virus”, uscito nel 1999, nel ruolo di una nave da ricerca scientifica.

relitti sottomarini meeTravel
Ciondolo forma di falco con le ali spiegate e intento ad afferrare due cobra con gli artigli, ritrovato nel relitto di Uluburun. | NatGeo Storia

Il Relitto più antico: Uluburun

In Mar Mediterraneo si possono trovare reperti archeologici incredibili, che mostrano i segni di migliaia di anni fa. Un cimitero di navi lungo tutte le coste che sono bagnate dalle acque mediterranee e che raccontano storie incredibili. Ed è proprio qui che è stata ritrovata la nave più antica: si chiama Uluburun e porta con sé 3.500 anni di storia. Il suo carico è stato rinvenuto tra i 40 e i 60 metri di profondità in Turchia sud occidentale.

La squadra subacquea guidata da George e Ann Bass si è immersa per studiare tutti i reperti ritrovati nel relitto, tra cui una scoperta incredibile. Lingotti di rame e di stagno, i metalli necessari per produrre il bronzo. Insomma, un tesoro non da poco: nel relitto Uluburun sono stati rinvenuti anche oggetti di alta qualità come gioielli d’oro, armi, lingotti di vetro, zanne di elefante e tanto altro. Un carico davvero eccezionale che ha permesso agli archeologi di comprendere il commercio marittimo nell’Età del bronzo.

Il viaggio della nave, lunga circa 15 metri, doveva fermarsi verso il porto di Cipro o Rodi ed il suo carico era destinato a uomini di prestigio nella società dell’epoca. Attualmente, il relitto è conservato nel Museo Navale di Bodrum con oltre 18.000 reperti catalogati, ma in mare è stata posta una replica. Un modo davvero stupendo per tornare indietro nel passato!

relitto dimitrios meetravel
La nave Dimitrios.

Un relitto quasi sparito: la nave Dimitrios in Puglia

In Italia si trova un relitto particolare e visibile dalla spiaggia: la nave Dimitrios. Nel 1978 la nave naufraga insieme al suo carico e arena lungo il litorale a nord di Otranto. Questa è diventata la tana di moltissima fauna del fondo marino, a 20 metri dalla riva. La Dimitrios partì dal porto di Pesaro e trasportava frumento, orzo e farina per un valore economico di circa 45.000 euro. Nei giorni successivi al naufragio i saccheggiatori tentarono di saccheggiarla, ma tutto il cibo era già finito in pasto ai pesci della zona.

La meta è diventata una vera e propria attrazione turistica, poiché risultava molto difficile da estrarla. In quegli anni non era proprio possibile rimuovere un relitto del genere, per cui tutti gli stabilimenti balneari della zona iniziarono a convivere con la nave Dimitrios. Nessuna immersione quindi, perché il relitto è proprio sulla spiaggia. Attualmente la nave Dimitrios sta continuamente affondando: proprio in questi ultimi anni della nave rimane poco e nulla. La lunga esposizione al sole dell’imbarcazione, ormai enorme ruggine, e il vento hanno fatto sì che si sgretolasse ripetutamente.

 

Hai già deciso quale relitto scoprire? Scarica l’app MeeTravel e scopri subito se qualcuno ha già proposto in’idea simile, e altrimenti proponila tu!

 

 

@Sara Biancardi

Bandiera Blu 2022: il premio per le spiagge sostenibili

Anche quest’anno parte il premio Bandiera Blu, un riconoscimento adottato in tutto il mondo per le spiagge sostenibili e più pulite. Nel nostro territorio ce ne sono più di 200! Ma come funziona il programma Bandiera Blu? Ve lo spieghiamo in questo articolo.

Bandiera Blu MeeTravel
foto: www.bandierablu.org

Che cos’è la Bandiera Blu

La Bandiera Blu nasce nel 1978 e viene assegnato ogni anno in 49 paesi in tutto il mondo. Il riconoscimento internazionale è supportato da due agenzie dell’Onu, rispettivamente l’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) e l’UNWTO (Organizzazione Mondiale del Turismo). L’obiettivo principale del programma Bandiera Blu è di “indirizzare la politica di gestione locale di numerose località rivierasche, verso un processo di sostenibilità ambientale”. In questo modo è possibile promuovere le politiche sostenibili e un’attenzione del territorio che abbia cura e rispetto dell’ambiente. Attualmente il programma è riconosciuto in tutto il mondo sia dai turisti che dagli operatori turistici, in zone marine ma anche lacustri. È riconosciuta inoltre dall’UNESCO come leader mondiale nel campo dell’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile.

Il progetto Bandiera Blu è sostenuto dall’organizzazione non governativa e no profit FEE, Foundation for Environmental Education, con sede in Danimarca, presente attualmente in 77 Paesi di tutti e cinque i continenti. La FEE è Riconosciuta dall’UNESCO come leader mondiale nel campo dell’educazione ambientale e dell’educazione allo sviluppo sostenibile. Per la certificazione della qualità ambientale, invece, si fa riferimento all’Eco-label, marchio europeo usato per certificare il ridotto impatto ambientale anche nel campo del turismo consapevole. Ogni anno sono quindi assegnate le Bandiere Blu: nel 2022 sono 210 le spiagge di mare e di lago che hanno ottenuto tale riconoscimento. Nei venti anni di istituzione del premio Bandiera Blu, il programma ha accompagnato molti comuni rivieraschi italiani. Grazie al premio, infatti, è stato possibile verificare un’evoluzione positiva delle condizioni di vivibilità dei Comuni stessi, pur con un incremento delle pressioni esercitate dall’aumento del numero di turisti che frequentano tali località.

premio bandiere 2022

Criteri di valutazione per la Bandiera Blu

Per diventare una spiaggia Bandiera Blu, sono necessarie delle pratiche particolari. Anzitutto, esistono una serie criteri di valutazione. Questi sono aggiornati periodicamente, in modo da spingere le località balneari a migliorare la gestione del territorio per una attenta salvaguardia dell’ambiente. Ogni anno gli stabilimenti balneari possono presentare, gratuitamente, delle candidature tramite un questionario composto da 12 sezioni e supportato da una specifica documentazione. Le valutazioni sono effettuate da enti istituzionali come la Presidenza del Consiglio, il Dipartimento del Turismo, il Ministero delle Attività Agricole e Forestali, ISPRA, ENEA, il Comando Generale delle Capitanerie di Porto, università ma anche organismi privati.

Inoltre, da alcuni anni è stato introdotto l’iter per il certificato secondo la norma UNI EN ISO 9001-2000. Nel questionario sono richieste notizie di carattere generale ai fini della valutazione, un supporto cartografico dell’area comunale di interesse che evidenzi l’ubicazione delle infrastrutture. Queste notizie, insieme a molte altre, saranno poi verificate dalla FEE stessa in loco, assieme al Comando Carabinieri per la tutela dell’ambiente. Tra i criteri di valutazione vi è la qualità delle acque: solamente le zone che possiedono delle acque eccellenti nella stagione precedente possono presentare la candidatura per il premio Bandiera Blu. Ad accedere al percorso di valutazione sono le località con un impianto di depurazione con un trattamento secondario, che quindi non termina direttamente in mare. Per quanto riguarda la raccolta differenziata, recentemente è richiesto una maggiore attenzione alla destinazione dei rifiuti sulle spiagge, sempre per poter rendere l’area con il minor impatto ambientale possibile.

Da quest’anno saranno anche effettuati dei controlli per la depurazione delle acque reflue sui litorali, con il supporto della Capitaneria di Porto. Inoltre, nel corso della stagione estiva tutte le località che vincono il premio Bandiera Blu, saranno controllate periodicamente, in modo da verificare la conformità dei criteri stabiliti dal programma.

Le Bandiere Blu del 2022

Nel 2022 sono state assegnate 210 Bandiere Blu alle spiagge Italiane, un numero sempre più in crescita. Le regioni con le varie località di mare o di lago sono visibili in questa parte del sito Bandiera Blu. La regione con il maggior numero di Bandiere Blu rimane sempre la Liguria. Ben 32 località balneari rientrano tra i parametri del programma, primato indiscutibile da svariati anni. Tra queste troviamo luoghi più famosi come Sestri Levante, Camogli, Santa Margherita Ligure, Sanremo, Framura. Le località premiate e meno famose sono invece Moneglia, Lerici, Framura, Ceriale e molte altre località. La Liguria è poi seguita da Campania, Puglia e Toscana, con 18 siti Bandiera Blu. A seguire la Calabria e le Marche con 17 luoghi premiati. Insomma, abbiamo tantissimi gioielli in tutte le regioni d’Italia!

Tra le nuove località balneari troviamo Alba Adriatica, in Abruzzo, che fa salire la regione a ben 14 Bandiere più, aggiundicandosi il quinto posto della classifica dopo la Sardegna, con 15 spiagge. Il Lazio e l’Abruzzo sono le uniche due regioni ad ricevere il premio sia per le spiagge marine sia lacustri: tra queste troviamo il Lago di Scanno, il Lago di San Domenico e il Lago Lungo. Tutti luoghi davvero particolari che vi regaleranno emozioni uniche e un bagno decisamente spettacolare. Non resta che prenotare il tuo prossimo viaggio!

5 motivi per visitare le Canarie

Le Canarie sono considerate da tutti le isole paradisiache dove trascorrere le proprie vacanze e, perché no, trovare un angolo dove trasferirsi. Situate al largo dell’Africa nord-occidentale, nell’oceano Atlantico, offrono un clima estivo praticamente tutto l’anno. Quali sono i motivi per visitare le isole Canarie? Ve lo spieghiamo in questo nuovo articolo!

maslomas meetravel canarie

Puoi trovare il deserto sul mare

Alle isole Canarie puoi trovare le dune desertiche che si affacciano direttamente sul mare. Tra queste troviamo Maspalomas, una località prettamente turistica al sud di Gran Canaria. Rappresenta infatti una delle principali mete turistiche al mondo. La zona è rinomata per la sua grande distesa di dune di circa 400 ettari e viene chiamata infatti “il piccolo Sahara”. In questo luogo si sono sviluppati ecosistemi peculiari come la laguna di La Charca, ma anche palmeti che offrono riparo ad aironi, beccacini e pivieri. Nella città si può anche osservare il faro di Maspalomas, costruito intorno all’800, dove potrete godervi un tramonto mozzafiato.

Le dune di Maspalomas ospitano ogni anno milioni di turisti che purtroppo la prendono d’assalto. Insomma, non capita mai di vederle davvero deserte o senza impronte. Per questo motivo il Cabildo di Gran Canaria e la giunta comunale di San Bartolomè de Tirajana hanno avviato un piano di recupero dell’ecosistema dunare. L’obiettivo non è quello di proibire l’accesso alle dune ma di regolare il transito dei passanti creando cammini e sentieri che tutelano e rispettano l’ambiente circostante. In questo modo si potrebbe evitare il turismo di massa che le dune stanno attraversando in questi ultimi anni. Il piano di conservazione delle dune ha come priorità preservare questo angolo di paradiso particolare, rendendolo fruibile ancora per molto tempo.

Anche a Fuerteventura troviamo le dune, in particolare le dune di Corralejo. Situate a nord dell’isola, sono lunghe circa una decina di km e si trovano all’interno del Parque Natural de Corralejo. Anche qui si tratta di un’area protetta a tutela di specie vegetali e animali endemici. Corralejo è inoltre conosciuta come meta per il surf: troviamo infatti molte scuole e negozi attrezzati proprio per questo tipo di sport. Se vorrete scattare foto fantastiche e tramonti mozzafiato, l’isola offrirà molti punti di vista dove potersi fermare e immortalare il vostro momento unico.

5 motivi per visitare le Canarie meetravel

Ti sembrerà di stare su Marte

Il paesaggio delle isole Canarie è davvero particolare, e Lanzarote è l’isola che più sembra ricordare un paesaggio lunare. Ma per scoprirlo dobbiamo fare un passo indietro nella storia geologica dell’area. L’attività eruttiva di tutte le isole Canarie inizia tra i 145 e i 66 milioni di anni fa e nel corso delle varie ere geologiche gli eventi vulcanici furono così intensi da portare alla costruzione delle isole più antiche: Lanzarote e Fuerteventura. Inoltre, il 1° settembre 1730 fu segnato da un lungo periodo di terremoti che diedero il via ad una lunga ed intensa serie di eruzioni vulcaniche nell’isola di Lanzarote. In circa sei anni un terzo dell’isola venne totalmente rivoluzionata e stravolta da lava, lapilli e cenere, portando alla formazione dell’isola che oggi conosciamo.

A Lanzarote alcuni vulcani sono ancora attivi e, pertanto, risultano inaccessibili. Le varie eruzioni hanno segnato l’isola e l’hanno cambiata nei vari anni, rendendola quella che oggi si presenta ai nostri occhi. Per questo motivo l’isola di Lanzarote offre dei paesaggi vulcanici mozzafiato dove vi sembrerà di essere su Marte. Uno dei punti panoramici dove osservare la vista è il Mirador di Rio, un belvedere su una scogliera realizzato nel 1974. Attualmente a Lanzarote ci sono molti parchi naturali che che comprendono oltre 300 coni vulcanici. Tra le zone vulcaniche più spettacolari sicuramente il parco nazionale Timanfaya e quello delle Montanas del Fuego. Si tratta di un enorme colata di lava che, col tempo, il vento e le condizioni meteorologiche hanno ondulato e smussato a proprio piacimento. La particolarità dell’isola di Lanzarote è anche la presenza di moltissimi vigneti, che trovano spazio tra il terreno vulcanico. Qui potrete assaggiare il vino tipico che ha una produzione di circa 1.900.000 bottiglie all’anno circa, su di una superficie di circa 1.900 ettari.

5 motivi per visitare le Canarie meetravel estate
Mogan, a sud di Gran Canaria

È estate anche in inverno

Quando pensiamo alle isole Canarie, subito ci viene da pensare all’estate, che qui dura tutto l’anno. La temperatura minima media, infatti, non è mai al di sotto dei 15 °C, ciò significa che non ci sono mai giorni di gelo. Il clima rimane mite tutto l’anno ed è influenzato dagli alisei, che portano con sé aria secca. Le isole Canarie, trovandosi nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico, godono comunque di una temperatura dell’acqua che durante i mesi più freddi, gennaio e febbraio, raggiunge i 18 °C, mentre nel periodo più caldo, da luglio a settembre, può arrivare fino ai 28 °C. Ebbene sì, se vogliamo andare a Dicembre per farci un bagno possiamo! Praticamente è estate anche in inverno ed è una bellissima idea per i tuoi prossimi viaggi. Qui il regime delle piogge è definito desertico: solo in alcuni punti, quelli più elevati, si superano i 200 mm annui di pioggia, concentrati tutti durante l’inverno.

Se vuoi goderti il mare tutto l’anno scegli Tenerife: qui potrai trovare delle piscine naturali, una delle meraviglie dell’arcipelago canario. Potrai godere del mare 365 giorni e nuotare in acque tiepide. Tra le piscine più belle ci sono: Montaña Amarilla, Charco Azul, le piscine De Bajamar, Jóver, Lago Martianez, Charco del Viento, Garachico El Caletón e Punta del Hidalgo. Clima torrido e mare cristallino, che aspettate a prenotare?

la gomera meetravel

Uno spazio verde per immergersi nella natura

Nonostante il tipico clima desertico, le isole Canarie offrono tantissime aree verdi dove poter immergersi completamente nella natura. Fuerteventura, ad esempio, presenta ben 13 luoghi naturali protetti, tra cui l’isolotto Los Lobos situato a nord, grande 4,5 km2. Qui il profumo di aloe e l’atmosfera africana vi invaderà e sarete immersi in un luogo incontaminato. Il nome dell’area deriva da “lobo” che significa lupo. Anticamente Los Lobos era popolata da leoni marini e probabilmente il sito prende proprio il nome dalla presenza di questi animali particolari, oggi non più presenti nell’isola. Attualmente il parco naturale Los Lobos ospita più di 130 specie vegetali e uccelli marini, tra cui la berta maggiore ed il gabbiano reale.

Un’altra isola immersa nel verde è La Gomera, che ancora oggi mantiene il suo aspetto selvaggio. Questa zona è frequentabile per tutti i tipi di turismo: ci sono sentieri semplici e zone confortevoli, ma anche escursioni più impegnative, trekking, mountain bike o attività acquatiche. A La Gomera sentirete subito tranquillità ed è una meta adatta per staccare dal solito traffico urbano. Uno dei luoghi più rinomati è sicuramente il Parque Nacional de Garajonay, dove è possibile osservare oltre 400 specie autoctone.

Inoltre, qui nel 1492 Cristoforo Colombo fece uno dei suoi primi approdi alle isole Canarie, in particolare a San Sebastian de la Gomera. Qui è possibile visitare il museo di Colombo, ai tempi il luogo in cui pernottò il navigatore. Non solo natura ma anche un po’ di cultura spagnola: a La Gomera c’è davvero di tutto per godersi la vacanza appieno. Queste aree verdi sono meno conosciute di altri luoghi delle isole Canarie ma sapranno ugualmente regalarvi un’emozione unica. Un punto a favore per andarle a visitare subito!

5 motivi Canarie surf meetravel

Il paradiso per i surfisti

Se avete mai passeggiato tra le strade e le spiagge delle Canarie, sicuramente vi sarete imbattuti nei surfisti. Questo perché le isole offrono tantissimi spot in cui poter praticare il surf, sia facendo lezioni che praticando liberamente. Fuerteventura è rinomata infatti per essere il paradiso dei surfisti, in quanto il vento, che qui soffia con molta potenza, crea delle onde adatte alte anche un paio di metri.

Anzitutto, è bene sapere che esistono due stagioni in cui praticare surf. Il periodo invernale è dedicato molto ai professionisti, in quanto le onde sono più alte e quindi più difficili: possono anche arrivare a 5 metri! La stagione estiva, invece, è sviluppata da onde meno importanti adatte soprattutto ai principianti o a chi deve fare pratica a livello intermedio.

Tra le mete più ambite di Fuerteventura sicuramente Generosa, il paradiso per i surfisti. Lo spot più famoso invece è Spew Pits, a nord del porto di El Cotillo. Qui l’onda arriva dalla parte sinistra della costa ed è molto potente. Se invece siete ancora poco esperti vi consigliamo Cotillo, il posto dove moltissime surfschool si recano per insegnare agli allievi di qualsiasi età. E se invece volete solamente godervi la spiaggia, tra le più note di Fuerteventura troviamo El Cofete e Correlejo, nella zona di Pajara.

Sicuramente dopo questo articolo vi abbiamo messo voglia di partire per le Canarie. Che aspettate? Fateci sapere se conoscete altri posti delle Canarie assolutamente da non perdere!

E tu sei mai stato alle Canarie? In app troverai tantissime proposte per partire per questo fantastico arcipelago! 

 

@Sara Biancardi

 

4 cammini da fare in Italia

Sapevate che anche in Italia esistono dei cammini da fare? Non solo il cammino di Santiago de Compostela, anche nel bel Paese ci sono tantissimi percorsi da fare immersi nella natura e di grande valore culturale. Oggi vi mostriamo 4 cammini da fare in Italia. Andiamo!

4 cammini da fare in Italia meetravel

La via degli Dei, Centro Italia

Forse la via più conosciuta di tutta Italia. La via degli Dei è un percorso di 130km che collega Bologna e Firenze, passando per gli Appennini. Il nome deriva da alcuni monti che si incontrano durante il percorso, tra cui il Monte Venere, il Monte Laurio ed il Monte Adone. La via fu costruita nel 187 a.C. da Gaio Flaminio, il console romani dell’epoca, e dagli Etruschi per collegare Bologna e Fiesole, entrambe città di origini etrusche. Veniva utilizzata anche durante il periodo medievale per le comunicazioni tra le città. Negli anni ’90 queste strade sono state ricostruite e riscoperte dai CAI (Club Alpino Italiano). Oggi si ripercorre questi sentieri attraversando le antiche pavimentazioni stradali e scoprendo luoghi di interesse naturalistico e paesaggistico.

Gran parte della via degli Dei si trova in montagna, dove potrai camminare tra i boschi di latifoglie, mentre il resto del percorso attraversa i piccoli borghi fino ad arrivare ai centri urbano come Fiesole, Monzuno o San Piero a Sieve. Le tappe ed i giorni del cammino variano in base alle proprie abilità motorie, ma solitamente questo percorso si può terminare nel giro di una settimana.

Una particolarità della via degli Dei è il “Libro vetta di Monte Gazzaro”, un libro situato alla quarta tappa sul monte Gazzaro. Vicino alla croce del monte troverete una piccola struttura in pietra dove, in un contenitore di metallo, si trova questo libro. Qui potrete scrivere i vostri pensieri sul cammino, le vostre emozioni e condividerli con gli altri escursionisti. Una bellissima idea per sentirsi tutti vicini durante questa esperienza!

via degli Dei meeTravel

La via francigena, Italia

La via Francigena è uno dei cammini religiosi più famosi d’Italia: si tratta di una via che porta sino a Roma e prosegue fino a Brindisi, in particolare Santa Maria di Leuca. Qui ci si imbarcava per la Terra Santa, la Palestina, meta di tantissimi pellegrini dell’epoca. Chiamata anche via Francisca o Romea, la via Francigena collega i paesi dell’Europa occidentale, tra cui la Francia, l’Inghilterra, la Svizzera e l’Italia.

La via nasce intorno al IX secolo, periodo in cui compaiono i primi documenti della sua esistenza. Il pellegrinaggio a Roma era importantissimo e prevedeva la visita alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo, una delle mete più importanti. Il primo tratto della via Francisca fu percorso di pellegrinaggio che dovette affrontare il vescovo Sigerico che arrivò a Roma da Canterbury per ottenere il pallium, l’abito religioso dell’epoca. Negli anni successivi questa tratta veniva utilizzata dai mercanti e dai pellegrini. La via Francigena inizia nel Nord Italia da Aosta, passando per Ivrea, Vercelli e Pavia, allora capitale del Regno d’Italia.

Attualmente, il percorso si percorre sia a piedi che in bicicletta e vede l’intreccio di molte culture tra loro sia dal punto di vista religioso ma anche storico. Oggi è possibile, infatti, osservare durante il cammino le memorie dei vecchi insediamenti e le tradizioni delle varie epoche.

Il cammino san Francesco di Paola, Calabria

Il cammino di San Francesco di Paola è un percorso di interesse naturalistico e religioso e si trova in Calabria. Sei tappe e 112 km ricalcano i passaggi del santo Francesco da Paola. Francesco Martolilla, il suo vero nome, fu pellegrino e spesso viaggiò a piedi. Fu costretto a lasciare il suo luogo d’origine per spostarsi in Francia, in particolare a Plessis-lez-Tours, dove trascorse i suoi ultimi anni di vita. Il cammino di San Francesco di Paola viene inaugurato nel 2017, e ripercorre i luoghi in cui l’eremita trascorse la sua vita in Calabria. È possibile eseguire questo percorso in 6 giorni a piedi e godendosi appieno il paesaggio montano che si affaccia sul mare calabrese.

Si parte da San Marco Argentano, in provincia di Cosenza, luogo in cui il santo si ritirò all’età di 13 anni. Qui troviamo il tipico paesaggio montano calabrese, con frutteti e castagneti. Tra le primissime tappe del percorso troviamo il famoso faggio di San Francesco, dove egli amava riposare: 6 metri di circonferenza e oltre 600 anni d’età! Il luogo simbolico del cammino è il Santuario di Paola, dove sono conservate parte delle spoglie dell’eremita. Il percorso escursionistico termina poi al Santuario di Paterno Calabro, eretto proprio da san Francesco.

Ad ogni tappa si incontra ospitalità di ogni genere, in rifugi di montagna o parrocchie. Inoltre, il percorso presenta due varianti: il Santuario di Paola si trova in posizione centrale del Cammino. La prima via è la via del Giovane, che ripercorre i luoghi dove il santo si ritirò da giovane, partendo da San Marco Argentano. La seconda via, la via dell’Eremita si sviluppa da Paterno Calabro a Paola. Dal 2017, anno di inaugurazione, il cammino fa parte dell’Atlante dei Cammini d’Italia dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo (MiBACT).

Sentiero degli Dei meeTravel

Il sentiero degli Dei, Campania

Il sentiero degli Dei è un percorso molto breve rispetto a quelli descritti prima, ma non per questo meno interessante. Sono circa 8 km di percorso che attraversa le mulattiere ed i terrazzamenti della bellissima Costiera Amalfitana, passando da Agerola sino ad arrivare a Positano. Secondo alcune leggende, il nome Sentiero degli Dei è dovuto al fatto che in questo luogo si trovavano le divinità greche che salvarono Ulisse dalle sirene. Il percorso si divide in due: il sentiero alto e il sentiero basso. Il primo è un percorso più faticoso per via del dislivello di circa 400 metri. Si passa infatti da 659 metri da Santa Maria di Castello a Bomerano a 1079 m, di capo muro.

Il sentiero basso invece inizia da Bomerano e prosegue verso Nocelle. È conosciuto come il percorso meno faticoso, dove sarò possibile osservare tutta la costiera Amalfitana nella sua incredibile bellezza. Arrivati al piccolo borgo su Nocelle vi sarò poi possibile arrivare, dopo una trentina di minuti e percorrendo una lunga scalinata, a Positano, per godere di una vista mozzafiato. Quale dei sentieri ti ha ispirato di più? Condividi l’articolo con i tuoi amici per organizzare il prossimo viaggio!

 

Hai voglia di metterti in cammino?  Scarica la nostra app gratuita per non perderti i prossimi cammini in partenza e per trovare nuovi compagni di viaggio!

 

 

@Sara Biancardi

5 cose da fare per viaggiare in modo consapevole

Possiamo viaggiare in modo consapevole? La risposta è si! Vediamo cinque cose principali che possiamo adottare subito per viaggiare in modo consapevole.

Esistono tante cose che si possono fare per viaggiare in modo consapevole. Che sia un viaggio immerso nella natura o in piena città, l’importante è rispettare il luogo in cui siamo. Ecco quindi 5 cose da fare per poter viaggiare in modo consapevole, senza disturbare il luogo in cui ci troviamo.

viaggiare consapevole meeTravel conchiglie

1. Non raccogliere oggetti naturalistici da terra

Che siano conchiglie o sassi particolari, sarebbe meglio non raccogliere niente dai posti naturali. Ci sono tantissimi esempi di luoghi che purtroppo sono stati deturpati proprio per questo motivo. La spiaggia di Budelli, nel parco nazionale dell’arcipelago della Maddalena, ne è un esempio. La spiaggia, conosciuta come spiaggia rosa, è considerata una delle più belle al mondo. Il nome deriva dal rosa di piccolissimi frammenti di foraminiferi, piccoli animali che abitano le praterie di posidonia nei dintorni. Negli anni la spiaggia è stata continuamente saccheggiata e questo ha portato al danneggiamento dell’area stessa.

Infatti, a partire dal 1998 è stata introdotta una norma di salvaguardia della spiaggia, ed oggi è chiusa allo sbarco. Ora si può visitare la spiaggia rosa di Budelli solo con la guida del parco, per evitare ulteriori saccheggiamenti. Inoltre, in Italia raccogliere oggetti naturali dalla spiaggia è considerato illegale. Raccogliere un numero sproporzionato di sabbia e conchiglie in Italia equivale a una multa dai 1500 ai 9000 euro. La legge serve a tutelare l’ambiente marino da possibili saccheggi. Pensateci bene prima di fare qualcosa del genere!

viaggiare consapevole meeTravel

2. Non alimentare animali selvatici

Sei in un parco faunistico e vedi uno scoiattolo che si avvicina? Diamogli delle noccioline, avrai pensato. Questa è una delle cose più sbagliate da fare con gli animali selvatici. Dare da mangiare o avvicinarli solo per una foto è un comportamento da non adottare. Essendo animali selvatici, sono in grado di cacciare nella natura e alimentarsi da soli. Provare ad avvicinarli con del cibo per loro piacevole significa abituarli alla presenza umana, e renderlo dipendente dagli alimenti che gli diamo. L’animale diventa quindi così abituato all’uomo perde la sua abitudine e cercare da solo il cibo. Alcune specie, come pappagalli o scoiattoli, sono molto abituati dalla nostra presenza ma potrebbero, tuttavia, mostrare dei comportamenti aggressivi se l’uomo non dà loro del cibo.

Talvolta dare da mangiare alla fauna selvatica può nuocere gravemente alla loro salute. Alimentare per esempio oche o cigni con il pane, non è una buona idea. Il pane può risultare dannoso per il loro intestino, con delle conseguenze piuttosto gravi per il loro sicurezza. Esistono poi una serie di restrizioni che sono state adottate proprio in merito a episodi del genere. In Italia, ad esempio, è considerato reato dare da mangiare ai cinghiali, mente in diversi comuni ci sono ordinanze che vietano di alimentare i piccioni. I siti di alimentazione sono noti anche per attirare molti animali. È quindi probabile che anche diverse specie si possano avvicinare all’uomo, rischiando così una vera e propria lotta per il cibo. Ne vale davvero la pena per una foto?

viaggiare consapevole plastica

3. Non lasciare traccia di sé

Quando siamo in viaggio, soprattutto in un luogo quasi incontaminato, dobbiamo stare attenti alle tracce che lasciamo. Nessun rifiuto quindi, cartacce o plastica in giro. Attualmente, i rifiuti in plastica sono la prima causa di inquinamento. Sono 8 milioni le tonnellate di rifiuti che vengono gettate in mare ogni anno, con conseguenze irreversibili per fauna e flora. Stando ai dati della comunità scientifica, è stimato che nel 2050 ci sarà più plastica negli oceani che pesci!

Come avevamo già visto, porta con te una borraccia per fare in modo di non acquistare sempre bottiglie e contribuire all’inquinamento marino. Un’altra accortezza che possiamo fare quando siamo in viaggio è cercare di non acquistare prodotti usa e getta, ma oggetti che possono durare nel tempo. Inoltre, si potrebbe adottare prodotti solidi, soprattutto per il corpo, con un packaging privo di plastica. A dirla tutta, questa deve essere una buona pratica non solo mentre viaggiamo, ma sempre!

suovenir viaggiare consapevole meeTravel

4. Acquistare souvenir di mare

Quante volte ci siamo fermati in negozi di souvenir vicino alla spiaggia? E abbiamo notato l’ennesimo negozio in cui ci sono conchiglie, stelle marine e tantissimi animali del mare. Molto spesso si tratta di oggetti non proprio raccolti vicino a quella spiaggia ma importati da altri paesi. Se vogliamo essere dei viaggiatori consapevoli, sarebbe meglio non acquistare souvenir del genere. È come se rubassimo qualcosa che non ci appartiene, cosa che sicuramente non vorremmo che accadesse nelle nostre case. Piuttosto possiamo optare per qualcosa di tipico del luogo che stiamo visitando, come del cibo o qualche manufatto artigianale.

Inoltre, tutti questi organismi sono importantissimi per il mare: le conchiglie possono diventare riparo per altri animali, oppure i gusci possono essere occupati da paguri o animali simili. Queste costruzioni sono importantissime anche dal punto di vista chimico dell’oceano. Sono composte in carbonato di calcio, un elemento fondamentale per l’equilibrio chimico marino.

5. Scegli il turismo consapevole

Tra le azioni consapevoli da poter fare quando si viaggia, sicuramente una delle più importanti è quella del turismo consapevole. Nato verso la fine degli anni ’80, l’idea è quella di offrire un tipo di turismo senza danneggiare ulteriormente l’ambiente. Una vita sostenibile non solo tutti i giorni, ma anche quando si viaggia. Il turismo sostenibile nasce dopo il rapporto Brundtland, nel 1987, dove si posero le basi dello sviluppo sostenibile, indicato come “quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”. Successivamente, nel 2015 l’ONU inserisce il turismo sostenibile negli obiettivi dell’Agenda 2030, conferendogli così l’adeguata importanza.

Uno degli aspetti fondamentali del turismo consapevole, oltre al preservare la natura, riguarda le popolazioni che abitano la località visitata. Quando si viaggia, il consumatore consapevole ha un atteggiamento rispettoso della cultura locale, aiutando quindi la gente locale. Viaggiando a stretto contatto con la cultura del luogo significa entrare in un mondo completamente diverso dal turismo tradizionale, fuori dagli hotel di lusso, entrando invece nelle usanze e del cibo tipico del luogo, assaporando veramente il posto con gli occhi di una persona locale.

 

E tu hai già in mente il tuo prossimo viaggio consapevole? Scopri in app se c’è una proposta che fa per te!

 

@Sara Biancardi

5 posti insoliti da visitare a Milano

Capitale della moda e del design, Milano è una città metropolitana conosciuta in tutto il mondo. Dal duomo alla galleria Emmanuele, ci sono tantissimi posti da poter visitare. Oggi vi facciamo conoscere 5 posti insoliti della città per godervi un’esperienza insolita. Scoprili tutti per non perderti tra i soliti posti di Milano!

1. Villa Invernizzi

Si tratta di una villa di proprietà privata sede della Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi, che attualmente si occupa di differenti studi come Economia, Scienze Alimentari, Medicina e Chirurgia. La villa viene lasciata in eredità alla fondazione nel 2004, con la morte di Romeo Invernizzi. Sebbene l’edificio non sia visitabile, è possibile osservare dal giardino degli animali molto particolari: i fenicotteri rosa! Questi sono stati importati dal Sud America negli anni ’70. Il proprietario della villa, il Cavalier Invernizzi, era amante della natura e degli animali, desiderava avere un posto tranquillo nel verde e nella serenità della natura, anche a pochi passi da Milano.

L’obbligo della fondazione rimane quello di tutelare questa specie che ormai vive serenamente nel giardino di Villa Invernizzi e di occuparsi della manutenzione del luogo, situato vicino alla zona Palestro di Milano. Non tutti sanno che Romeo Invernizzi racconta una storia a noi ben nota: chi si ricorda della pubblicità dei formaggi Invernizzi? Lui prese parte alla dirigenza dell’azienda dopo la morte del padre, insieme al cugino. Diventò poi la seconda azienda casearia più importante d’Italia.

2. Foro romano

Non solo la nostra capitale nasconde dei segreti sottoterra. A Milano possiamo osservare il Foro romano, importantissimo luogo che rappresenta la piazza principale del centro Mediolanum, la moderna città ora chiamata Milano. Grazie alla campagna di scavi archeologici, tra il 1990 e il 1992 viene riportato alla luce una parte della pavimentazione dell’antico foro romano, al di sotto delle antiche cantine dell’Ambrosiana. Successivamente, sono stati ritrovati altri resti come la curia, il luogo di riunione per il Senato, la basilica, sede dell’amministrazione giudiziaria, alcuni templi dedicati agli dèi e negozi, botteghe e luoghi di ristorazione.

Oggi è possibile visitare alcuni di questi luoghi al di sotto delle sale Fagnani e Custodi della Biblioteca Ambrosiana e si possono osservare i resti di un canale di scolo delle acque. Un posto davvero suggestivo e insolito da visitare!

3. La vigna di Leonardo da Vinci

Quando il grandissimo artista Leonardo da Vinci lavorò all’affresco dell’Ultima cena, nel 1948, Ludovico il Moro gli donò una vigna. Il suo fu un gesto di riconoscenza per i molteplici lavori artistici svolti in quel periodo a Milano. La vigna si trova in prossimità della casa degli Atellani, la dimora quattrocentesca del Duca di Milano, oggi visitabile. Qui sono ancora preservati i vigneti originari ed è possibile degustare i loro prodotti in questo spazio verde di circa un ettaro.

Il ripristino della Vigna di Leonardo è stato possibile grazie alla Fondazione Portaluppi, l’Università degli Studi di Milano e gli attuali proprietari di Casa degli Atellano. Grazie agli studi scientifici del DNA viticolo è stato possibile riportare alla luce l’uva utilizzata all’epoca e ricreare così il vino di Leonardo: si tratta della Malvasia di Milano, così rinominata, vendemmiata a settembre del 2018. Il vino presenta un colore giallo pagliarino brillante, con delle note floreali di acacia, cipresso e menta. Un profumo intenso ed equilibrato che vi riporterà nel Rinascimento di Leonardo da Vinci.

4. I Giardini della Guastalla

I Giardini della Guastalla sorgono di fianco all’Ospedale Maggiore e di fronte l’Università Statale di Milano. Si tratta di uno dei parchi più piccoli e antichi della città. Vennero realizzati nel 1555 da Ludovica Torelli, la contessa di Guastalla. Rimasta vedova, si trasferì a Milano e fondo un monastero dedicato alle ragazze.

I giardini ospitano un laghetto e una grandissima varietà di alberi, come frassini, tigli, magnolie, aceri, faggi e ippocastani. Tra gli alberi più particolari troviamo l’albero dei sigari, con un tronco monumentale e una chioma asimmetrica, quasi come una scultura vegetale. All’interno di questa area verde troviamo una vasca di pesci risalente al Seicento, in stile barocco e arricchita da balaustre in granito bianco. È possibile anche ammirare un’edicola, sempre del periodo seicentesco, con statue in terracotta raffiguranti la Maddalena penitente confortata da angeli, ed infine un tempietto neoclassico. Un delizioso spazio verde per rilassarsi nella natura anche a Milano!

5. Backdoor 43

Backdoor 43 è uno dei bar più piccoli d’Italia e del mondo: 4 metri quadrati e solamente tre sgabelli. Un arredamento anni ’30, con specchi, quadri e fotografie antiche e pareti in legno, dove per entrare è richiesta una prenotazione e una chiave. Si trova nella zona dei Navigli e a servirvi c’è un barman con la maschera di “V” per Vendetta. Backdoor 43 ha una storia molto particolare: inizialmente doveva essere un magazzino e nasce nel maggio del 2015 come un posto per offrire a chi di passaggio da bere.

Nel locale è possibile gustare una lunghissima lista di whisky e di cocktail classici fino a quelli più insoliti che variano mensilmente. I proprietari del locale hanno dato vita ad una whisky room davvero particolare e accogliente ma soprattutto intimo! All’entrata è possibile scegliere la propria playlist, le luci del locale sono regolabili in base ai vostri gusti, dando vita ad un’atmosfera pacata e tranquilla. Ogni cliente può rimanere nel locale per due ore, dove i gestori saranno a vostra completa disposizione. I bartender sapranno aiutarvi nello scegliere da bere anche in base al modo di comportarvi, ascoltando e interpretando il vostro animo, e soprattutto con oltre 60 whisky da poter scegliere. Inoltre, è possibile ordinare take away da una fessura del locale, ma sarete sempre serviti da una persona mascherata e non potrete dare una sbirciatina all’arredamento interno. Un’esperienza sicuramente unica e indimenticabile!

Questi erano 5 posti davvero insoliti che pochi conoscono di Milano. Siamo sicuri che vi avranno sbalordito. Se hai intenzione di partire ed organizzare un prossimo viaggio nella capitale della moda, non ti resta che segnarti questi posti incredibili!

E tu hai mai visitato Milano? Guarda in app se qualcuno l’ha già proposto e se non c’è proponi tu! 

 

@Sara Biancardi

Whale watching: che cos’è e dove si può fare in Italia? 

Avete in mente di fare un’attività di whale watching ma non sapete dove partire? Oggi vi sveliamo alcune mete dove poter osservare i cetacei in mezzo alla natura e lontano dal chiasso cittadino.

Viaggiatori alla ricerca di balene? Oggi vi parliamo del whale watching e vi mostriamo qualche posto insolito dove poter osservare i cetacei che sicuramente vi stupirà. Non vi parleremo di posti lontani ma di qualcosa vicino a noi: in Italia!

Che cos’è il whale watching?

Letteralmente tradotto dall’inglese, con whale watching l’attività di avvistamento cetacei nel loro ambiente naturale. Il termine deriva dal termine usato per l’osservazione ornitologica, ovvero dal bird watching. L’osservazione viene fatta in mare, lontano da costa, mentre sono pochissimi i posti in cui è possibile osservare i cetacei vicino a terra, come alcune coste dell’Australia o del Sudafrica.

Continue reading →

Las Fallas: l’evento tipico di Valencia

Avete mai sentito parlare delle Fallas di Valencia? Da febbraio a marzo l’intera città di Valencia si riempie di vesta e tantissimi turisti accorrono per ammirare il suo splendore. Non a caso questo evento folkloristico definito patrimonio immateriale dell’UNESCO. Vi spieghiamo di che cosa si tratta e vi mostreremo il programma di quest’anno.

Cosa sono le Fallas di Valencia

Meta turistica tutto l’anno, Valencia nasce nella costa sudorientale della Spagna. Esiste un periodo in cui è possibile osservarla in tutto il suo splendore: le Fallas. Prendono il nome dalle costruzioni in cartapesta e legno che rappresentano figure attuali della città, personaggi importanti nella storia valenciana ma anche di carattere regionale o internazionale. Queste costruzioni si effettuano durante il corso dell’anno dagli scultori locali, che saranno poi premiate dalla Junta Fallera Central. Si tratta di una festa tradizionale e si tiene ogni anno da Febbraio fino alla seconda metà di Marzo, anche se il culmine dei festeggiamenti avviene proprio negli ultimi giorni di festa.

Le Fallas vengono anche chiamate feste de Sant Josep in valenzano poiché celebrate durante la giornata di San Giuseppe, per altro patrono dei falegnami. Il 15 di Marzo vengono fatte erigere le fallas con la Plantà, e vengono bruciate con altissimi falò il 19 Marzo con la Cremà. Le fallas sono in parte legate alla religione cristiana ma anche dai pagani, nei quali venivano appiccati dei falò in occasione dell’arrivo della primavera. L’evento folkloristico si apre con l’ultima domenica di Febbraio quando la Fallera Major, l’ambasciatrice di bellezza della festa, assieme alla Fallera Infantil salgono sul balcone del palazzo comunale per aprire una serie di Mascletà, ovvero gli spettacoli pirotecnici, fuochi d’artificio e petardi.

La delegazione organizzativa si chiama Junta Central Fallera e ogni anno assegna diversi premi in base alla categoria alla quale la falla, ovvero il gruppo di persone che si occupa delle costruzioni. Inoltre, si attribuisce un premio speciale per chi ha ricevuto più voti durante la Exposiciòn del Niton, che si realizza prima della celebrazione delle Fallas. Le due costruzioni saranno risparmiate dal rogo e diventeranno parte del Museo Fallero, un’altra tappa da visitare nel vostro viaggio a Valencia.

Las Fallas patrimonio dell’UNESCO

Il 30 novembre 2016 la XI assemblea dell’Unesco ha deciso di includere Las Fallas nella lista rappresentativa del Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Questo rappresenta un grandissimo passo avanti per il popolo valenciano. Per questo motivo, chi desira visitare Valencia durante le Fallas, è consigliata la prenotazione vista la grandissima ondata di visitatori. La strada per raggiungere questo prestigioso riconoscimento iniziò con la redazione di un documento nel 2011, nel quale vengono redatti tutti gli elementi patrimoniali della festa.

Negli anni gli artigiani dell’evento, i cosiddetti falleros, si sono impegnati per preservare tutte le tradizioni culturali. Ogni anno, inoltre, realizzano delle vere e proprie opere d’arte monumentali che raffigurano delle scene di satira legate all’attualità oppure ad eventi significativi dell’anno, critici ai politi o emergenti della società sia valenziana che mondiale. La pirotecnica, la musica ed i vestiti tradizionali sono tutte caratteristiche che l’UNESCO ha considerato come meritevoli e da inserire nel patrimonio mondiale.

Programma di Las Fallas 2022

Il programma del 2022 prevede la costruzione del monumento fallero comunale alla Plaza del Ayuntamiento. Tutto sarà reso in sicurezza rispettando le norme anti-contagio attuali ma non mancherà di sicuro il divertimento. Ecco di seguito alcuni eventi che sicuramente non potrete perdere! Durante i giorni della festa le costruzioni rimangono esposte per le vie di Valencia, tutto con una particolare aria festosa. I falleros iniziano i festeggiamenti con una processione floreale alla Vergine chiamata Ofrendas de Flores dove le fallas cittadine adorneranno la gigantesca statua. A seguire, uno spettacolo pirotecnico tipico. Da non perdere anche la visita alle fallas più particolati, come quelle della Secciòn Especial e quelle infantili.

È tra la notte del 18 e il 19 marzo che si svolgono maggiormente gli eventi. Alle 22:00 si parte con la Cremà delle fallas, partendo da quelle infantiles. Successivamente si accende la fallas che ha ottenuto il primo premio della sezione speciale, mentre l’ultima sarà bruciata intorno alle 23:00, presso la plaza del Ayuntamiento. A seguire le fallas mayores, fino a quando tutte le costruzioni non saranno bruciate con il falò, regalando un’atmosfera infernale ma allo stesso tempo suggestiva. Al termine uno spettacolo pirotecnico e uno show a base di fuochi d’artificio presso il parco del Turia. Durante Las Fallas la città è pienamente invasa da un clima di festa e allegria. Nelle strade, infatti, sarà facile imbattervi in gruppi di persone pronti a far partire un improvviso spettacolo pirotecnico.

Un’esperienza unica che vi farà divertire, unita poi ai gusti della tradizione valenziana tipica! Per non perdervi tutti gli eventi o modifiche di orari, seguite la pagina con tutto il calendario.

 

E tu sei mai stato a Valencia? Guarda in app se c’è un viaggio in partenza e se non c’è proponi tu! 

 

@Sara Biancardi

10 donne viaggiatrici più famose nella storia

Esistono moltissime donne con l’amore per i viaggi che hanno davvero cambiato la storia. Fotografe, giornaliste, avventuriere e chi ne ha più ne metta. Tutte molto coraggiose, impavide sono partite contro ogni pregiudizio sociale. Nella giornata mondiale delle donne, vi mostriamo le 10 viaggiatrici che fecero la storia nel mondo.

1. Jeanne Barret (1740-1807)

Jeanne Barret è a prima donna a circumnavigare la Terra travestita da uomo. Nel 1766 si travestì da garzone per inseguire il suo amore Philibert Commerson, medico e botanico. Si unì alla spedizione di Bouganville, per raccogliere campioni scientifici intorno al globo. In particolare, fu assegnata alla nave magazzino Etoile, la stessa che accompagnava il barone Louis Antoine de Bougainville. La donna riuscì a camuffarsi bene tra l’equipaggio, ma fu poi smascherata dagli indigeni tahitiani. Dopo la spedizione, Jeanne Barret rimane a fianco dell’uomo fino alla sua morte. Nel 2002 venne pubblicata la sua biografia in Nuova Zelanda, per ricordare l’importanza nel mondo della botanica di questa donna viaggiatrice.

2. Amelia Edwards (1831-1892)

Scrittrice e giornalista inglese, Amelia Edwards nel 1873 intraprese un viaggio in Egitto assieme al suo gruppo di amici. Tornata dal viaggio si occupò di redigere un manoscritto del suo viaggio, accompagnato da disegni e illustrazioni. L’opera fu pubblicata nel 1876 dal titolo “A Thousand Miles up the Nile” e riscosse grande successo. Amelia Edwards era amante dell’Egitto tanto da approfondire i suoi studi verso questa cultura, diventando così una sostenitrice della conservazione dei beni egiziani. Per questo motivo, nel 1882 fonda l’Egypt Exploration Fund, che si occupa della tutela e della salvaguarda del patrimonio artistico egiziano.

Isabella bird donne viaggiatrici meeTravel
Isabella Bird. | @Wikipedia

3. Isabella Bird (1831-1904)

Dopo un periodo molto triste, Isabella Bird decise di iniziare a viaggiare. Dal North Yorkshire partì per l’America del Nord per fare visita a dei cugini emigrati. Questo segnò l’inizio delle sue entusiasmanti avventure come tutte le donne viaggiatrici. In America rimase molti mesi, girando anche nel Canada orientale. Da questa esperienza uscì il suo primo libro “The English woman in America” pubblicato in anonimo nel 1856. Dopo vari stati visitati, tra cui anche le Hawaii e l’Australia, Isabella Bird iniziò a viaggiare a cavallo per oltre mille chilometri, scoprendo le sue grandi capacità di viaggiare ed esplorare la natura. Infatti, fu in grado di viaggiare da sola nel selvaggio west americano. Grazie a questa esperienza divenne membro della Royal Geographical Society. Una grandissima donna avventurosa!

4. Annie Smith Peck (1850-1935)

Annie Smith Peck fu la più grande alpinista di tutti i tempi. Da giovane si trasferì in Europa per studiare archeologia nella Scuola Americana di Studi Classici in Grecia, la prima donna ad essere ammessa a quella facoltà. Qui scopre la sua passione per la montagna e inizia ad avvicinarsi al mondo dell’alpinismo. Tuttavia, negli anni non ha mai abbondonato l’archeologia perché scrive molti libri dedicati proprio a questo, ma anche alla sua passione per i viaggi e l’alpinismo.

Annie Smith Peck fu la prima donna a scalare il Cervino e nel 1908, all’età di 58 anni, raggiunse la vetta del Monte Huascaran, 6768 metri, in Perù. ancora prima di un uomo! La sua ultima scalata fu all’età di 82 anni ai piedi del monte Madison a 5636 metri, nel New Hampshire. Una pioniera nel mondo delle donne viaggiatrici!

5. Bessie Coleman (1892-1926)

Bessie Coleman fu la prima donna di origine afroamericana a prendere un aereo. Nel 1921 ottenne anche la licenza di pilota, che la donna desiderava ottenere da molto tempo. In quel periodo nessuna scuola americana accettava donne di colore, per cui Bessie Coleman si sposta in Francia per intraprendere gli studi e, una volta tornata negli USA, divenne molto famosa. La donna riesce a guadagnarsi la fiducia di tutto e partecipa a molti spettacoli aerei con acrobazie importanti, una delle quali però gli costò la vita.

donne viaggiatrici meeTravel
Freya Stark. | @Wikipedia

6. Freya Stark (1893-1993)

La voglia di viaggiare accomuna tutte queste donne descritte. Anche Freya Stark è una di queste. Conosciute come “regina nomade” o “l’ultima dei viaggiatori romantici, conosce prestissimo la sua voglia di viaggiare. Freya nasce a Parigi e all’età di 34 anni si imbarca per il Medio Oriente per studiare l’arabo. Da qui viaggia per luoghi inesplorati e pericolosi come l’Iran, Turchia, Afghanistan, Persia, Mesopotamia, Transgiordania, Palestina, Egitto, Siria e la Penisola Arabica. Si tratta di una delle prime donne viaggiatrici ad esplorare questi luoghi e raccontarli da scrittrice.

Junko Tabei. | @Wikipedia

7. Junko Tabei (1939-2016)

Jounko Tabei è conosciuta per essere la prima donna a salire sulla cima del Monte Everest, nel 1975. La sua passione per la montagna sbocciò a 10 anni, durante un’escursione scolastica. Considerato uno sport molto costoso, all’inizio la sua famiglia non appoggiò la sua passione. Fu solo dopo i suoi studi universitari in letteratura inglese che fondò un club di alpinismo per sole donne nel 1969. In quegli anni, assieme al marito conquistò le vette più alte del Giappone e quelle delle Alpi. Nel 1992 fu la prima ad essere arrivata in cima su tutti i Sette Vertici, le montagne più alte di ciascun continente. Una grandissima donna dal grande coraggio!

8. Margaret Moth (1951-2010)

Margaret Moth è una delle prime donne a realizzare reportage in zone di guerra e la prima donna fotografa in Oceania. La sua passione per la fotografia nasce davvero in tenera età, quando a 8 anni riceve la sua prima macchina fotografica. L’hobby si trasforma in un vero e proprio lavoro. Così, realizza reportage molto pericolosi per la CNN ed il suo fu un coinvolgimento tale da ricevere uno sparo in faccia. Per due anni, infatti, il suo stato di salute fu in una situazione grave, ma continua a non abbattersi. Continuerà a lavorare fino al 2010, data della sua morte a causa di un tumore.

Dervla Murphy. | @Wikipedia

9. Dervla Murphy (1931)

Scrittrice irlandese, Dervla Murphy è conosciuta per il tuo libro “Full Tilt: Ireland to India with a Bicycle” uscito nel 1965. Esso racconta il viaggio intrapreso in bicicletta passando per Europa, Iran, Afghanistan e India. Nasce come infermiera ma ben presto si accorge che vuole dedicarsi ad altro: i viaggia. Infatti, scrive moltissimo di tutte le avventure che fa in giro per il mondo. In una di queste storie racconta del suo viaggio a dorso di un mulo in Etiopia e di un trekking a 2000 metri di altezza sulle Ande, con la figlia. Una vita davvero all’avventura!

10. Evita Robinson (1984)

Di origine africane ma nata in America, Evita Robinson nel 2011 fonda la Nomadness Travel Tribe, una comunità online per viaggiatori di colore. Nel 2018 riesce ad organizzare il primo festival per viaggiatori. La sua idea è conciliare il viaggio con l’inclusività, per rendere questo mondo più accessibile a tutti. Evita Robinson ha ricevuto molti riconoscimenti, come altre donne viaggiatrici, tra cui il National Geographic’s 21 Most Visionary Women Throughout Travel History. Attualmente sta lavorando su una serie televisiva a tema viaggi e sta scrivendo il suo primo libro autobiografico.

 

E tu sei pronta all’avventura? Entra in app e trova nuove amiche con cui condividerla!

 

@Sara Biancardi

 

Il pellegrinaggio gitano a Saintes Maries de la Mer

Saintes Maries de la Mer, nella Camargue, è conosciuta come la città in cui si festeggia Santa Sara. Vediamone l’origine e la festa nel dettaglio.

Santa Sara o Sara la Nera è conosciuta come la santa della comunità gitana dei Manouches, Coradores, Sinti e Rom presso la città francese di Saintes Maries de la Mer, nella Camargue. Una storia davvero particolare diventata una tradizione nella città e dove moltissimi turisti e pellegrini accorrono per festeggiare il suo culto verso la fine di Maggio. Vediamo insieme l’origine e la festa nel dettaglio.

 

L’origine del nome Saintes Maries de la Mer

La città di Saintes Maries de la Mer deve il suo nome alle due Marie: Maria Salomè e Maria Jacobè. Secondo la leggenda, le due donne furono perseguitate in Palestina, successivamente arrestate e abbandonate in mare. Trovandosi su un’imbarcazione senza né vele né remi, riuscirono comunque ad approdare su una spiaggia assieme ad una serva di nome Sara, originaria dell’Egitto. In qualche modo, grazie alle correnti del mare, le tre giovani riuscirono ad approdare su una spiaggia, dove venne fondata la città. Si pensa inoltre che molti seguaci di Gesù di Nazareth si rifugiarono qui per fuggire dalla Palestina durante le prime persecuzioni. Loro furono i primi a portare il credo cristiano in questi luoghi.

Tale luogo di approdo oggi si chiama “Santo Terro”, ovvero santa terra, dove si trova un pozzo di acqua potabile. Qui vicino vi è una cappella dal nome Sainte-Croix (Santa Croce) con all’interno la supposta impronta del piede di Lazzaro. Nella chiesa principale di Sainter Maries de la Mer troviamo le sculture delle tre donne: Maria Salomè e Maria Jacobè sono raffigurate insieme sulla barca, portate in processione ogni anno, mentre Sara, la patrona dei gitani, è ospitata nella cripta.

La storia di Sara

Nella religione cristiana non si riconosce il culto di Sara la Nera ed esistono diverse versioni sulla vita della donna. Di lei se ne parlerà dopo il 1800, e figurerà nel 1521 all’interno de “La Légende des Saintes-Maries de Vincent Philippon”. Assieme a Maria Salomè e Maria Jacobè, si ritiene che furono le prime fedeli a portare il Cristianesimo in Europa, sbarcando proprio alla foce del Rodano in Camargue. Alcune leggende vedono legato insieme il culto di Sara La Nera con la divinità indiana Kali, pregata dalla comunità Rom, che giunse in Francia nel IX secolo. La presenza dei gitani nella città di Saintes Maries de la Mer risale al 1855, conosciuti anche come Figli del vento.

Santa Sara è venerata da moltissimi gruppi etnici provenienti da ogni parte del mondo: manouches francesi, kalè iberici e tziganes ungheresi. Puntualmente, ogni anno la comunità gitana si da appuntamento nella citta di Saintes Maries de la Mer, assieme alle loro roulotte o case mobili. Sono tutti popoli accomunati dalla medesima terra di provenienza: le zone settentrionali dell’India come il Punjab e il Rajahstan. Qui venivano perseguitati e giunsero in Europa continentale dove tutt’ora si spostano. La loro vena nomade non è perse: nonostante alcuni governatori europei hanno garantito loro una sistemazione stabile, la maggior parte di questa comunità è sempre in movimento.

Ogni anno verso moltissimi turisti e pellegrini si riuniscono a Saints Maries de la Mer per festeggiare il culto di Santa Sara. Si tratta di una processione che vede protagonista la statua della donna, conservata nella cripta. Esse è accompagnata da sedici guardie, con i costumi storici e il tridente, in sella a dei cavalli bianchi verso la spiaggia, dove poi sarà immersa per tre volte in mare. Questo, secondo la tradizione, servirà per caricarla di energia positiva. La statua si adorna ogni anno dalle donne gitane con un abito nuovo. Ai piedi si lasciano delle offerte e si riempie la cripta di ceri, lasciando attorno un’aria mistica e travolgente. Nonostante Santa Sara non sia riconosciuta dalla Chiesa, la processione si tiene dal Cardinale ed è proprio come una vera e propria processione religiosa alla quale siamo abituati.

La festa odierna

Comunemente conosciuta come Le Pèlerinage des Gitans, ovvero il pellegrinaggio degli zingari, la festa di Santa Sara si inizia a festeggiare il 24 di Maggio. Durante la giornata moltissimi gitani, anche appassionati del culto e turisti, si recano alla chiesa. Le comunità gitane dei Manouches, Coradores, Sinti e Rom omaggiano la Santa percorrendo migliaia di chilometri per raggiungere la città francese, effettuando un vero e proprio pellegrinaggio. Un esempio di culture e popoli unite dalla tradizione religiosa.

La statua della santa viene portata fuori dalla chiesa e quindi portata in acqua. La tradizione vuole che chi riesce a toccare il suo mantello nel tragitto dalla chiesa al mare, godrà di benedizioni e fortuna durante il corso di tutto l’anno. Tuttavia, è bene toccare la statua solo una volta all’anno, per non godere invece di sfortuna. Ecco come sacro e profano si mischiano assieme, un aspetto tipico della tradizione gitana del luogo, unito a balli e preghiere cantate.

Dopo la processione del 24 maggio, il giorno seguente si procede con i festeggiamenti e si svolge la processione con la barca delle Marie. In questa giornata, i turisti e i gitani riempiono la chiesa della città. Durante la celebrazione, gli uomini portano una cassa, lungo tutta la navata, riempita di fiori e contenente le reliquie delle due Marie. Successivamente, la statua si porta fuori dall’edificio religioso con i gitani che intonano un canto e tenendo in mano una candela. Una bellissima festa colorata grazie ai fiori e ai vestiti gitani, piena di felicità con la musica ed i balli dei vari popoli che si incontrano nella giornata.

Preparati al nuovo viaggio

Sicuramente il pellegrinaggio è una esperienza unica nel suo genere nel cuore del Mediterraneo, a pochi passi da una Camargue ricca di natura, come i fenicotteri nelle saline francesi. Lasciatevi ispirare dal vostro animo gypsy e partite all’avventura. Sulla nostra app ci sono già tantissimi viaggiatori che stanno organizzando questo viaggio, cosa aspetti? Scaricala per scoprire i tuoi prossimi compagni di viaggio!

 

Ti è piaciuta questa idea di viaggio? Guarda in app le proposte in Camargue o proponi tu!

 

@Sara Biancardi